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  • Iacopo Casadio

Ornellaia, nobiltà Toscana.

Aggiornamento: 25 gen

È una storia di noblesse oblige in Toscana. I Marchesi Antinori da una parte e i Marchesi Frescobaldi dall’altra. Due casate che hanno legato il loro nome al mondo del vino toscano e italiano e firmatarie delle etichette italiane più iconiche e celebrate nel mondo.

Il Solaia, gioiello della famiglia Antinori, così come il Sassicaia, indissolubilmente legato ai cugini di Piero Antinori: le famiglie Incisa della Rocchetta e i Della Gherardesca.


Ornellaia rappresenta una “trade unions” con gli Antinori e i Frescobaldi co-protagonisti della storia e delle fortune di questa tenuta.

Tutto inizia con il fratello di Piero, Lodovico Antinori, fondatore e artefice del successo di Masseto e di Ornellaia - una tenuta sul versante opposto del vigneto Sassicaia - che in origine contava 45 ettari e che prendeva il nome da un boschetto di ornelli.

Un estratto dal libro “Il Sassicaia e i suoi compagni” di Aldo Santini, editore Maria Pacini Fazzi, 1998:


“Il marchese Lodovico Antinori è assai diverso dal fratello Piero. Non tanto fisicamente, ma per temperamento, per carattere, per ossatura culturale. Non solo perché dice di essere un sangue misto, vecchia Toscana e giovane linfa americana. Non solo perché ha corso l’avventura più del padre Niccolò, e questo spiega già molto, vivendo nel Laos la realtà della guerra, da fotogiornalista (è esatto, marchese?) con un lasciapassare del re, l’ingegnere Suvanna Phouma. Non solo perché ha girato gli Stati Uniti da costa a costa, imparando i segreti del commercio vinicolo alla dura scuola di Richard Blumenthal. Il direttore della Julius Wile Sons & Company, l’onnipotente società che importa negli USA vini e liquori europei. Non solo perché, come racconta Veronelli che lo ha conosciuto a New York, sedeva ai tavoli del ristorante Le Cirque di Sirio Maccioni, ogni sera con la donna più bella, da autentico tombeur de femmes. Non solo perché, mentre Piero s’imponeva nel Chianti meritandosi, con l’inedito uvaggio Sangiovese-Cabernet del Tignanello, il titolo di rinnovatore del vino toscano e diventava il personaggio numero uno della viticultura nazionale, lui incantava gli americani riuscendo a trasformare l’immagine della casa Antinori e, di conseguenza, rivalutava le sue etichette nel tariffario statunitense. In questo, almeno, l’attività dei due fratelli coincideva pienamente. Ma è stata proprio la lunga esperienza accumulata negli Stati Uniti, la sua conoscenza approfondita del mercato americano, a spingere Lodovico nella direzione opposta a quella mantenuta nei secoli dalla casa madre, e a scegliere la qualità assoluta realizzando pochi vini da sballo (o di “nicchia” come dicono gli esperti) invece della buona qualità mediata producendo molti vini. [...] Lodovico, al contrario, finito di correre l’avventura, e superata la tentazione di piantare le radici in California, nella Napa Valley, decideva di tornare nella terra dov’era cresciuto, a Bolgheri, mettendo a frutto il suo eccezionale bagaglio e di operare in proprio da artigiano di lusso. Usciva dalla casa Antinori, conservando una carica onorifica e un piccolo pacchetto azionario, e creava un’azienda con la partecipazione paterna, da condurre seguendo esclusivamente le proprie idee, cercando i collaboratori fuori dagli ambienti tradizionali”

Lodovico è originale, imprevedibile, mai banale. Da subito si discosta dalle tradizioni e dal comune pensare italiano e toscano: assume l’enologo russo André Tchelistcheff, padre dell’enologia in Napa Valley, costruisce una cantina futuristica, vetro, legno e acciaio, perfetta per accogliere un grande flusso di persone, in pieno stile californiano.


Come lo zio, Mario Incisa della Rocchetta, pianta Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. La prima annata di Ornellaia - destinata al solo mercato giapponese – è il millesimo 1984, mentre la prima annata ufficiale è l’anno dopo, 1985: un blend a forte trazione bordolese con 90% di Cabernet Sauvignon e 10% di Merlot. Oltre a Ornellaia, Lodovico, sviluppa in parallelo il progetto di un Merlot in purezza, Pomerol docet, e nel 1988 viene imbottigliata la prima annata di Masseto. Il successo fu immediato e rappresentò un volano anche per il primogenito Ornellaia.



Gli anni 90 sono caratterizzati da grandi cambiamenti sia dal punto di vista enologico, sia dal punto di vista societario. A Tchelistcheff si affianca la consulenza di Federico Staderini, e dell’ungherese Tibor G’Al con la consacrazione dell’ Ornellaia 1998 vino dell’anno per Wine Spectator. Nei primi anni 00 Lodovico Antinori prende una decisione che lui stesso, anni dopo, definì il suo più grande rimpianto. Aprì le porte di Ornellaia a nuovi investitori che diventano soci di Lodovico. La famiglia americana Mondavi - produttori in Napa Valley di uno dei vini più iconici del nuovo mondo vitivinicolo, l’Opus One. Pochi anni dopo, Robert Mondavi, coinvolge la famiglia Frescobaldi all’interno della Joint Venture e alla scalata ad Ornellaia per poi nel 2005 vendere agli stessi Frescobaldi l’intera proprietà. Il gioiello più prezioso della corona Antinori, passa alla corona Frescobaldi.


Attualmente il presidente di Ornellaia è il Marchese Ferdinando Frescobaldi, con CEO Giovanni Geddes da Filicaja, mentre Axel Heinz è il Direttore. La tenuta si estende per 97 ettari vitati, tra uve rosse e bianche, divisa in due blocchi: la zona storica Ornellaia e quella di più recente costituzione Bellaria, suddivisa per vitigno ed una produzione di differenti etichette:

Le Serre Nuove dell’Ornellaia - il second vin dell’azienda – è un blend stile bordolese con Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e una piccola parte di Petit Verdot. Tradizionalmente, questo vino presenta una percentuale maggiore di Merlot rispetto al fratello maggiore Ornellaia.

Il terzo vino, Le Volte dell’Ornellaia, è l’unico vino rosso dell’azienda che presenta il Sangiovese come protagonista del blend, insieme con Merlot e Cabernet Sauvignon.

Variazioni in rosso dell’Ornellaia è un blend con Montepulciano, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignone Cabernet Franc.

Per quanto riguarda i bianchi, la punta di diamante è rappresentata dall’ Ornellaia Bianco ottenuto da Sauvignon Blanc con una piccola parte di Viognier.

Il second vin bianco della tenuta è Poggio alle Gazze dell’Ornellaia, e comprende anche parti di Vermentino e Verdicchio.

Il vino dolce è l’Ornus dell’Ornellaia, un Petit Manseng al 100% da vendemmia tardiva.

Il vino di punta è il celebrato Ornellaia Bolgheri Superiore. Un blend a prevalenza Cabernet Sauvignon insieme a Merlot, Cabernet Franc e una parte di Petit Verdot. La vinificazione di Ornellaia, avviene in tini di legno e una parte in acciaio. Ogni varietà è vinificata separatamente. Malolattica in barrique di rovere. Dopo 12 mesi i diversi vini vengono assemblati e viene creato il blend finale, in barrique per un anno, in affinamento. Seguono ulteriori 10 mesi di affinamento in bottiglia. Ornellaia è prodotto mediamente in 150.000 bottiglie annue.


Dal 2009, Ornellaia ha avviato il progetto Vendemmia d’Artista. Questo progetto prevede la collaborazione annuale con diversi artisti contemporanei. All’artista viene commissionata la creazione dell’etichetta ispirati all’annata e alla filosofia produttiva dell’enologo Axel Heinz.



Credit: Iacopo Casadio - Never Wine Alone



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