• Iacopo Casadio

La critica enologica

Aggiornamento: 20 set

“Credo che la fossilizzazione di una certa critica su determinati nomi, dei quali è certa la solvib… la qualità della produzione, porti come risultato la relativa facilità di trovare tanta bellezza uscendo dal seminato.”

Armando Castagno, 27 settembre 2017

Il gusto personale è diverso da persona a persona: non tutti, guardando la stessa opera d’arte, vorrebbero appenderla in casa. Quindi come ci rapportiamo con le classifiche e i punteggi che tanto ammorbano questo pazzo pazzo mondo? Rapportarsi con i punteggi è un argomento che porta agli estremi.

Conosco persone che comprano solo vini dai 90 punti in su, e allo stesso tempo ho amici che pensano che i vini pluripremiati lo siano solo perché degustatori e assaggiatori compiacenti, a libro paga delle aziende produttrici, abbiano il monopolio delle opinioni. Di conseguenza non comprano quei determinati vini.


Il sistema dei punteggi, inizialmente, fu introdotto per aiutare i consumatori. Il vino non aveva la visibilità e lo stuolo degli appassionati che ha oggi. Era un prodotto della gastronomia senza sovrastrutture o inutili complicazioni. Quindi si, Wine Advocate a firma Robert Parker tra i primi, ha iniziato a provare a spiegare perché un vino costava 100 ed un altro costava 10.

Dare un voto è un modo molto pigro di descrivere un vino. Il tentare di mettere due numeri accanto a qualcosa che viene dalla natura e che all’interno presenta un centinaio di variabili responsabili delle differenze di sentori, sapori ecc., sembra una limitante pazzia.

Altra cosa. Pensiamo davvero che se sottoponessimo ai critici 20 vini da loro valutati, darebbero – a distanza di pochi giorni – gli stessi voti??? Io non credo.

Dalla prospettiva di un sommelier, i punti, danno fiducia alle persone che cercano – nel mare magnum di scelte – di fare una cernita, una scelta in una lista più limitata (e anche limitante), aggiungendo un parametro ulteriore per la scelta, che è appunto il voto di un “esperto”. Sempre di pigrizia si tratta.


C’è anche da dire che il punteggio è riferito al vino al momento dell’assaggio, quindi al momento della recensione che corrisponde spesso all’uscita in commercio di una determinata annata. I voti sono “in prova”. Il vino dovrà dare dimostrazione di riuscire a superare la prova del tempo.

Siamo obbligati ad accettare questa pazzia dei punteggi, consci anche del fatto che un voto di un esperto può fare molto bene all’economia di un’azienda (o anche molto male).



I protagonisti

Capitolo 1: “Autorevolezza”

Jancis Robinson

Jancis Robinson ha iniziato la sua carriera di scrittrice di vino nel dicembre 1975, quando è diventata assistente alla redazione della rivista specializzata Wine & Spirit.


Ha conseguito il Master of Wine nel 1984. Descritta da Decanter come "il più rispettato critico e giornalista di vino al mondo".


The World Atlas of Wine di Hugh Johnson e Mrs. Robinson è uno dei principali e più importanti atlanti sul vino al mondo.





Monica Larner

Monica Larner è revisore italiano di The Wine Advocate e di www.robertparker.com.

È stata scelta nel 2013 da Parker per sostituire Antonio Galloni.


L’opinione di Mrs. Larner sui vini italiani è un’opinione che sposta ed è un’opinione di cui tenere conto, e Monica è spesso citata da importanti pubblicazioni come Forbes e Newsweek.


È stata descritta da Robert Parker come "...una delle scrittrici di vini italiani più complete in circolazione"





Robert Parker

Robert Parker è di Baltimora nel Maryland. Nel 1978 la prima pubblicazione di The Wine Advocate, oggi con centinaia di migliaia di abbonati e distribuito il tutto il mondo.

The Wall Street Journal ha definito Robert Parker come il più potente critico di vino dei giorni nostri. Un suo giudizio aveva la capacità di cambiare la storia di un vino facendo la fortuna di tante cantine.


Parker è stato anche il primo a classificare e quotare i vini con il sistema dei 100 punti.


Nel 1983 con le recensioni sull’annata bordolese del 1982 Parker si è fatto conoscere dal mondo. Un millesimo che in prima istanza fu ritenuto da molti critici mediocre e che avrebbero avuto difficoltà a invecchiare. Parker invece ne parlò in termini entusiastici e il tempo ha dato ragione al critico americano.



Capitolo 2: “Gli influenti”

James Suckling

James Suckling è uno dei critici enologici più famosi e influenti del mondo.


Mr. Suckling è stato per quasi 30 anni Senior Editor e responsabile della redazione europea di Wine Spectator.


Forbes di recente lo definì "uno dei più influenti critici enologici al mondo".

Nel 2010 Suckling lanciò il sito web JamesSuckling.com, spinto dall’esigenza di offrire al pubblico un approccio più moderno al mondo del vino. Nella sua carriera di critico enologico stima di aver assaggiato all’incirca 150.000 vini.



Antonio Galloni

Galloni è nato a Caracas, in Venezuela, da padre italiano - innamorato del Barolo e dello Champagne - e madre americana.

Nel 2004, Mr. Galloni ha iniziato a pubblicare la newsletter Piedmont Report, che tracciava un profilo del vino piemontese. All'epoca l'unico critico che scriveva di vini italiani in inglese era James Suckling.

Nel 2006 ha accettato l'offerta di Parker di unirsi a The Wine Advocate come recensore di vini italiani.

Nel 2013, Antonio ha lasciato The Wine Advocate per fondare il proprio sito web, Vinous.




Oltre i voti: più comunicatori, meno critici

Capitolo 3: "I grandi esperti"

Ci sono poi tantissimi scrittori, giornalisti ed esperti che forse rappresentano la vera ricchezza della critica enoica, per precisione nei contenuti, capacità descrittiva lucida e autorevole, senza rapporti di forza e slegati da logiche di voti. Molti sono trasversali e scrivono, degustano e coprono differenti zone. Altri invece si sono specializzati in particolari regioni o Paesi. Personaggi che hanno fatto la storia della critica enologica mondiale: Steven Spurrier, Hugh Johnson, Bruce Sanderson, Walter Speller, Burton Anderson, Kerin O’Keefe.

Steven Spurrier, Hugh Johnson, Burton Anderson, Walter Speller

Capitolo 4: "Gli specializzati"

Troviamo nomi altisonanti che hanno dedicato gran parte dei loro studi e del loro tempo ad approfondire singole regioni e paesi specifici. Solo per citare alcuni nomi:

In Champagne: Richard Juhlin, Alberto Lupetti, Thomas Rossi, Vania Valentini. In Borgogna: Jasper Morris e Armando Castagno. A Bordeaux: Jane Anson. Per quanto riguarda il Nuovo Mondo: Tim Atkin.

Richard Juhlin, Vania Valentini, Armando Castagno, Jane Anson

Capitolo 5: "Mostri sacri in Italia"

Sarebbe ingiusto ed indecoroso dimenticarci dei nostri grandi italiani tra passato e futuro. Persone che in molti casi non hanno fatto solo la storia della critica enoica ma proprio la storia della letteratura italiana.

Luigi Veronelli, Paolo Monelli, Mario Soldati, passando per Gianni Brera e Gianni Mura. Oggi troviamo Armando Castagno, Fabio Rizzari, Alessandro Masnaghetti, Giampaolo Gravina, Sandro Sangiorgi, Carlo Macchi, Aldo Fiordelli e tantissimi altri che sto dimenticando. Una bellissima nuova generazione rappresentata da Nelson Pari, Andrea Gori, Francesco Falcone, Luca Gardini, Matteo Gallello e anche qui la lista è lunga.

Luigi Veronelli, Alessandro Masnaghetti, Luca Gardini, Nelson Pari

Quindi cosa pensare dei punteggi? Come orientarsi?

Possiamo ragionare prosaicamente sui punteggi: ti dicono cosa pensare se non hai una tua opinione.


Quale è il rischio di ridimensionare un sistema complesso come il prodotto vino ad una mera cifra?

Il rischio è l’omologazione, la moda verso una certa etichetta, l’iniziare a pensare alle valutazioni come un sistema e mettere seriamente in dubbio la buona fede dell’assaggiatore. Perché è innegabile, che certe etichette in determinate classifiche, ci siano regolarmente per non dire sempre. E questo – per quanto il vigneron possa essere illuminato e con una tecnica enologica impeccabile – è difficilmente spiegabile, perché appunto il vino ha in sé centinaia di variabili che possono esaltarlo ma anche affossarlo, e che le annate – soprattutto con questi cambi climatici degli ultimi anni – non sempre riescono a dare l’uva e quindi il vino migliore.


Quanto è utile un determinato voto per investire in un determinato vino?

Tantissimo. Il voto spesso rappresenta proprio la capacità di un vino di evolvere in bottiglia, mantenendo uno standard qualitativo altissimo e anzi migliorandosi con l’affinamento in vetro.


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