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Cinque fondamentali motivi per cui dovresti investire in vino

di Asia Guercini

Negli ultimi anni, il mondo degli investimenti alternativi sta sempre più riscuotendo successo. Il vino, uno dei più importanti tra questi, risulta un perfetto investimento dato che il rischio è notevolmente inferiore rispetto agli investimenti nel mercato azionario. Infatti, mentre quest’ultimo è soggetto a fluttuazioni di prezzo più repentine ed improvvise, il vino fornisce rendimenti stabili anno dopo anno e solo molto raramente diminuisce di valore. Durante la pandemia – evidenzia Knight Frank - gli investimenti alternativi sono cresciuti con un +17% sulle borse e un +13% sul vino. Inoltre, secondo un’indagine condotta da NexGen Cloud il 43% degli investitori in UK ritiene che i loro soldi renderanno meglio in asset alternativi. Una ricerca fatta da EY evidenzia come gli investimenti in asset alternativi nella regione Asia-Pacifica passeranno dal 37% al 61% ed in Europa la quota passerà dal 37% al 54%. Sempre secondo EY, la nuova classe emergente - che si sta interessando sempre di più a questo tipo di investimento - raddoppierà la propria spesa, passando dal 14% al 32% negli anni a venire. A supporto di tale tesi, osserviamo che la categoria vino, negli ultimi 10 anni, ha incrementato il proprio valore del 127%, raggiungendo nel 2021 l’apice del Luxury Index.

Vediamo adesso quali sono i 5 principali motivi e le ragioni per cui, una buona percentuale del proprio capitare investito, dovrebbe essere destinato al vino pregiato.


1. Copertura contro inflazione e crisi economica

Se torniamo indietro di qualche anno, ci rendiamo facilmente conto che la crisi finanziaria del 2007 è l'esempio perfetto della resilienza degli investimenti nel vino alle crisi. Infatti, da novembre 2007 ad aprile 2009, il valore della borsa si è quasi dimezzato mentre, il prezzo del vino, si è comportato in modo del tutto opposto. Da ciò notiamo come il vino da investimento è molto meno suscettibile alle crisi e, generalmente, può essere utilizzato per preservare la ricchezza contro l’inflazione, la svalutazione della valuta e dei movimenti nei mercati finanziari.

Da un punto di vista storico, il vino ha fruttato ottimi rendimenti durante i periodi tranquilli e ha mantenuto il capitale durante quelli difficili. A tal proposito, esistono meno eventi che possono influenzare l’andamento dei prezzi dei vini e sono pochi quelli che possono farli crollare. Quando la pandemia da COVID-19 ha colpito per la prima volta i mercati nel febbraio 2020, l'S&P 500 è crollato del 25%, mentre l'indice Liv-ex 1000, collegato alle performance del vino pregiato, è sceso solo del 4%. Analogamente durante la crisi finanziaria globale del 2008, il Liv-Ex 1000 è sceso solo dello 0,6%, rispetto al 38,5% dello S&P 500, e nei due anni successivi il mercato dei vini pregiati ha registrato un boom.


2. Mantenimento del capitale, ritorni elevati e sicurezza dell’investimento

Investire in vino non solo fornisce rendimenti stabili e concreti, ma vanta anche proprietà di mantenimento uniche del capitale. Anche i prezzi dei vini risentono dei fattori esterni, ma molto meno rispetto, ad esempio, alle azioni. Se pensiamo all’attuale crisi da COVID-19 e la crisi finanziaria del 2007-2009 vediamo che, in generale, i prezzi del vino sono rimasti stabili; hanno subito poi piccoli cali, ai quali è susseguito però un aumento del valore.

Da questo punto di vista, non ci sono evidenze storiche che possano farci concludere che il prezzo del vino diminuisca quando il mercato azionario va in crisi. Ciò significa che chi investe in vino potrà godere di rendimenti stabili e concreti nei periodi tranquilli e di ottime capacità di mantenimento del capitale in periodi di crisi, correzioni e, addirittura, recessioni. Tendenzialmente, nel mercato finanziario, più basso è il rischio e più basse sono le possibilità di rendimento. Diversamente accade per gli investimenti sul vino che, nonostante il basso rischio, negli ultimi 18 anni hanno offerto migliori rendimenti rispetto al mercato azionario e a quello immobiliare. Per rafforzare tale tesi, basti citare quanto segue. E’ stato confrontato un portafoglio di vari vini da investimento con un indice di mercato S&P 500 per un periodo di 20 anni ed è emerso che, per il periodo compreso tra il 1993 e il 2013, i vini da investimento hanno prodotto due volte il rendimento rispetto alle azioni. In conclusione, il vino è quindi l’investimento perfetto per aumentare in maniera sicura o mantenere il patrimonio poiché è un prodotto con livello di indebitamento zero. Inoltre, inserito in un portafogli di investimenti, contribuisce a diversificare e allocare il capitale verso mercati alternativi.


3. Nessuna imposta sulle plusvalenze

I titoli di stato italiani come BTP, BOT, CTZ, CCT ecc., sono tassati al 12.5% sia sulle plusvalenze che sugli interessi. Il vino da investimento dato che è un bene deperibile nella maggioranza dei paesi non è considerato uno strumento finanziario. D’altro canto, tutto il resto è tassato al 26% sia per la plusvalenza che per eventuali dividendi o interessi. In questa seconda categoria rientrano quindi non solo tutte le azioni e le obbligazioni emesse da società ma anche i fondi comuni d’investimenti, gli ETF e tutti i derivati.


4. Tangibilità dell’investimento

Spesso, chi decide di investire in azioni, fondi o titoli di stato, molto difficilmente è mosso dall’interesse per quel tipo di mercato o azienda. Contrariamente accade per il vino; chi decide di investire in questo settore è spinto da una grande passione, dalla consapevolezza del prodotto stesso e dall’andamento del suo valore nel tempo. Inoltre, il vino pregiato è un bene tangibile, cioè un asset fisico e misurabile. In quanto bene reale possiede un valore intrinseco e per questo anche il suo valore monetario cresce nel tempo.

Gli UHNW e HNW e nuove comunità emergenti di investitori stanno optando per investimenti unici che li coinvolgono culturalmente e personalmente. Infatti, poiché guidati dalla passione, questi beni rendono sia a livello finanziario che di gratificazione personale. Per concludere e rimarcare ancora una volta quanto detto, vale la pena ricordare le parole di Angie O’Leary - manager della pianificazione patrimoniale presso la RBC Wealth Management - U.S. - la quale afferma che: “Wine is an example of people turning a passion into an investment. It is comparable to individuals who also choose to invest in scarce tangible assets such as rare coins, classic cars or antiques. However, this passion investing goes beyond simply collecting for personal use, offering diversification and the potential for significant returns too”.


5. Continuità della domanda

Nel mondo, la produzione dei vini migliori e più esclusivi è molto limitata ed è per questo che i migliori vigneti sono già stati completamente coltivati e la loro area non può essere estesa. Per questo motivo, ad un aumento della domanda non è possibile rispondere con un aumento della produzione ma solo con prezzi più elevati. Inoltre, anche il consumo quotidiano gioca un ruolo fondamentale poiché riduce continuamente la disponibilità, facendo in modo che i prezzi delle bottiglie rimanenti aumentino. Il consumo continuo è quindi un importante parametro e, spesso, un prerequisito per l’aumento del prezzo del vino. In aggiunta, essendo il vino un prodotto agricolo, quando la sua produzione non può essere esternalizzata e non ci sono macchinari che possano sostituire la manodopera, il costo della produzione sale. Di conseguenza, il prezzo del vino aumenta e, pertanto, possiamo ribadire ancora una volta che investire in vino è una garanzia contro l’inflazione.


Per concludere, la produzione limitata di vino pregiato nell’ambito degli investimenti crea una dinamica che supporta il rendimento degli stessi. I vini “investment grade” sono prodotti in base a norme rigorose che limitano l’offerta per annata, con l’obiettivo di migliorare con il passare del tempo.

Quindi, man mano che il vino continua a migliorare, la domanda aumenta, inizia a essere consumato e diventa sempre più raro: il che supporta la crescita dei prezzi nel lungo termine.



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