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Beni rifugio: vini da investimento per contrastare l’inflazione

In un momento storico in cui l’inflazione ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi 30 anni e la recessione è uno spettro sempre più minaccioso, i vini da investimento rappresentano la nuova frontiera dei beni rifugio su cui puntare per proteggere i propri risparmi dall’aumento dei prezzi e dalla svalutazione della moneta.


I beni rifugio sono beni dal valore intrinseco, che rimane stabile nel tempo e non risente dell’inflazione e delle crisi finanziarie, perciò garantiscono un investimento sicuro in periodi d’incertezza. Storicamente i tipici beni rifugio sono l’oro e i titoli di Stato di Paesi stabili, come per esempio Stati Uniti e Germania, ma in questa categoria rientrano anche beni rari e di valore come opere d’arte, monete e vini.


Queste categorie di prodotti finanziari sono quindi un’ottima opzione per diversificare il proprio portafogli aumentandone la stabilità. In particolare, i vini rari stanno performando meglio degli altri beni rifugio e non sono più un investimento esclusivo, alla portata solo di esperti e grandi investitori, bensì stanno diventando un’opportunità preziosa aperta a tutti, soprattutto grazie agli strumenti digitali.




La crescita dei vini da investimento

Il mercato dei vini pregiati è in costante e forte crescita da più di dieci anni, anche grazie al fatto che questi vini aumentano la propria qualità e il proprio valore con l’invecchiamento e gli esemplari di ogni etichetta diminuiscono nel tempo a causa del consumo, perciò diventano più rari e più richiesti.


Questa crescita non si è fermata con la crisi iniziata a partire dalla pandemia nel 2020 e proseguita negli anni successivi: l’indice Liv|Ex Fine Wine 100 è cresciuto del +23% nel 2021 e il prezzo medio dei fine wine è aumentato del 13% nella prima metà dello stesso anno. Percentuali di crescita superiori agli altri indici finanziari e agli altri beni rari come arte e gioielli. Perfino l’oro, considerato il bene rifugio per eccellenza, nel 2021 ha subito un calo di prezzo e non è riuscito a stare al passo con l’inflazione.


Anche nel 2022, con le Borse in grave discesa e l’inflazione alle stelle, il vino pregiato dimostra una buona tenuta e mantiene il segno positivo, permettendo a chi ha investito in questo settore alternativo di combattere la perdita di potere d’acquisto.


Si distinguono in particolare proprio i fine wine italiani, che registrano a inizio 2022 un +2,02% rispetto al +1,8% del settore. Storicamente sono i vini pregiati francesi a dominare il mercato, ma l’Italia ha accelerato l’inseguimento negli ultimi dieci anni arrivando al terzo posto con il 16% del mercato dietro Bordeaux e Borgogna. Primeggiano negli scambi di vini italiani la Toscana e il Piemonte: i primi 5 produttori toscani e i primi 5 piemontesi hanno registrato un +29% nel valore di mercato negli ultimi due anni.


Ma le prove della stabilità e della solidità degli investimenti in vini pregiati sono di ancora più lunga data: anche la storica crisi finanziaria del 2008, che ha portato al crollo tutti i principali indici finanziari, ha visto il mercato del fine wine resistere strenuamente, con perdite minime e una crescita esplosiva negli anni immediatamente successivi.


I vantaggi dei vini da investimento come bene rifugio contro l’inflazione

Dai dati storici si evince quindi che esistono poche variabili in grado di influenzare negativamente o far crollare il prezzo dei vini pregiati. Tale prezzo è tendenzialmente destinato ad aumentare continuamente, perché la produzione di vini pregiati è intrinsecamente limitata dai confini delle aree geografiche di coltivazione e dai rigidi disciplinari: mentre la domanda cresce l’offerta non può crescere, anzi diminuisce a causa del consumo dei vini in questione, e sale di conseguenza il prezzo.


Per questo i vini da investimento sono un ottimo bene rifugio per contrastare l’inflazione in tempi di crisi ed evitare o compensare le perdite.

Il rovescio della medaglia dei beni rifugio, generalmente, è che il loro rendimento è modesto, come per tutti gli investimenti a basso rischio, ma i vini pregiati fanno eccezione: nei periodi di crisi proteggono il capitale dall’inflazione e nei periodi di tranquillità generano ottimi rendimenti. Rendimenti che negli ultimi 20 anni superano anche quelli del mercato azionario e del mercato immobiliare, che sono notoriamente i più redditizi.


Su questi rendimenti, per di più, non grava l’imposta sulle plusvalenze: in quanto bene deperibile, il vino da investimento non è considerato uno strumento finanziario e quindi non è soggetto alla relativa imposta sulle plusvalenze, come accade invece per i titoli di Stato, le azioni, le obbligazioni, i fondi d’investimento ecc.


Riassumendo, ecco tutti i vantaggi del vino da investimento come bene rifugio:

- tangibilità;

- scarsa correlazione con i mercati;

- bassa volatilità;

- alta domanda;

- rarità;

- alto rendimento;

- nessuna tassazione sul capital gain.


Se la diversificazione è una strategia fondamentale nella strutturazione di un portafoglio di investimenti, questi vantaggi evidenziano come metterla in pratica puntando anche sui vini da investimento si dimostri una scelta vincente in ottica sia a breve sia a lungo termine.



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